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DATI

AI nelle imprese italiane: adozione raddoppiata al 16,4% in un anno. Cosa dicono davvero i dati ISTAT

L'ISTAT fotografa il raddoppio dell'intelligenza artificiale nelle imprese: 16,4% nel 2025 contro l'8,2% del 2024. Ma il divario tra grandi e piccole si allarga.

Redazione · 17 febbraio 2026

Per anni l’intelligenza artificiale nelle imprese italiane è stata più convegni che fatti. I dati pubblicati dall’ISTAT a dicembre 2025 dicono che qualcosa si è mosso sul serio: nel 2025 il 16,4% delle imprese con almeno 10 addetti utilizza tecnologie di intelligenza artificiale, il doppio dell’8,2% registrato nel 2024. Nel 2023 era il 5%. La fonte è la rilevazione annuale Imprese e ICT dell’ISTAT.

Perché ti riguarda: se un’impresa su sei usa già l’AI, è probabile che tra queste ci siano tuoi concorrenti, tuoi fornitori o tuoi clienti. E i numeri mostrano che il vantaggio si sta concentrando dove c’è più struttura.

Chi sta adottando l’AI e chi resta indietro?

Il raddoppio non è distribuito in modo uniforme. Tra le grandi imprese, quelle con almeno 250 addetti, l’adozione è passata dal 32,5% al 53,1%: più di una su due. Tra le piccole e medie la quota è salita dal 7,7% al 15,7%: la crescita relativa è forte, ma il divario assoluto con le grandi si è allargato, non ridotto.

La lettura per un titolare di PMI è duplice. Da un lato, l’AI non è più un tema da grande azienda: un’impresa media su sei l’ha già portata dentro. Dall’altro, i clienti grandi che adottano questi strumenti tendono poi a chiedere ai fornitori tempi, formati e livelli di servizio coerenti. Chi lavora nella filiera delle grandi imprese sentirà l’effetto prima degli altri.

Dove la usano le imprese?

Gli ambiti di utilizzo più diffusi rilevati dall’ISTAT smontano un luogo comune: l’AI in azienda non è soprattutto produzione o ricerca avanzata. È lavoro d’ufficio.

Il messaggio per una PMI è concreto: i casi d’uso da cui le imprese italiane stanno partendo sono processi che esistono in qualunque azienda, non progetti di frontiera.

Cosa frena chi ha valutato e poi si è fermato?

La parte più interessante della rilevazione riguarda le imprese che hanno valutato un investimento in AI e hanno rinunciato. I motivi dichiarati:

È una classifica che dovrebbe orientare le decisioni di spesa: prima di comprare uno strumento, la domanda giusta è chi lo userà e su quali dati.

Il contesto: cloud e digitale di base

Il quadro generale della rilevazione aiuta a capire dove si innesta l’AI. Il 68,1% delle imprese acquista servizi cloud di livello intermedio o avanzato. Le imprese che fanno analisi di dati, con personale interno o fornitori esterni, sono passate dal 26,6% al 42,7% in due anni. E l’88,3% delle PMI raggiunge il livello base di intensità digitale, contro un obiettivo europeo del 90% fissato per il 2030 dal programma Digital Decade.

Tradotto: l’infrastruttura c’è. La maggioranza delle imprese italiane ha già i dati in cloud e una base digitale sufficiente. Quello che manca, e i numeri sugli ostacoli lo confermano, è il passaggio organizzativo: competenze, processi, responsabilità.

Cosa significa per una PMI nel 2026?

Tre indicazioni operative escono da questi numeri.

Primo: il momento dell’attesa è finito. Quando un fenomeno raddoppia in un anno e supera la soglia di un’impresa su sei, smette di essere una scommessa e diventa una pratica di mercato. Aspettare un altro anno significa partire quando i concorrenti hanno già dodici mesi di apprendimento alle spalle.

Secondo: partire dagli ambiti dove partono tutti. Marketing, vendite e amministrazione sono in cima alla classifica ISTAT per una ragione semplice: sono processi ripetitivi, ricchi di testo e documenti, con risultati misurabili in tempi brevi.

Terzo: mettere in conto le persone prima del software. Il primo freno dichiarato dalle imprese non è tecnologico. Un progetto AI senza un responsabile interno e senza formazione finisce nella statistica di chi ha valutato e rinunciato.

Questa testata è nata proprio per seguire questo passaggio dal punto di vista di chi decide, come abbiamo scritto nel nostro manifesto. Torneremo su questi numeri quando l’ISTAT pubblicherà la prossima rilevazione: la distanza tra il 16,4% italiano e i comportamenti dei singoli settori merita una lettura provincia per provincia, che faremo con i dati del nostro database camerale.

Fonte: ISTAT, Imprese e ICT, anno 2025, comunicato del 15 dicembre 2025.

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