NORMATIVA
Codice SDI: cosa cambia dal 15 maggio 2026 per chi gestisce più clienti
Il codice destinatario a 7 caratteri smista le fatture elettroniche sul Sistema di Interscambio. Dal 15 maggio 2026 le specifiche tecniche 1.9.1 alzano da 100 a 300 i codici gestibili: cosa significa per un gestionale con tanti clienti.
Redazione Software B2B · 3 agosto 2026
Il codice destinatario è la sequenza di 7 caratteri alfanumerici che dice al Sistema di Interscambio dove recapitare una fattura elettronica: senza quel codice, o senza la PEC in alternativa, il file resta comunque depositato nell’area riservata “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate, ma non arriva in automatico al software del destinatario. Dal 15 maggio 2026 sono utilizzabili le nuove specifiche tecniche versione 1.9.1, pubblicate dall’Agenzia delle Entrate il 31 marzo 2026: tra le novità operative, il numero massimo di codici destinatario gestibili da uno stesso soggetto passa da 100 a 300.
Perché ti riguarda
Se gestisci la fatturazione per più aziende, uno studio commercialista con tanti clienti in delega o un software gestionale che smista le fatture di decine di partite IVA, il vecchio tetto di 100 codici destinatario poteva bloccare l’attivazione di nuovi clienti proprio quando il portafoglio cresceva. Con la soglia a 300 il problema si sposta più avanti, ma resta una scelta operativa concreta su come far arrivare le fatture ai clienti che gestisci: primo, registrare per ciascuno un codice destinatario dedicato collegato al tuo gestionale, con ricevute di consegna e di scarto automatiche integrate nel software; secondo, appoggiarsi alla PEC dei clienti che non hanno ancora un codice proprio, canale che funziona sempre ma senza la stessa integrazione automatica con la contabilità. Chi mescola i due canali senza un criterio scritto rischia di perdere il conto di quali clienti sono su codice e quali su PEC, con fatture che arrivano ma non si riconciliano da sole.
Cosa cambia davvero con le specifiche tecniche 1.9.1?
La versione 1.9.1, in vigore dal 15 maggio 2026, non è solo un aggiornamento di soglie numeriche: tocca anche i controlli sui gruppi IVA e le modalità di trasmissione per chi opera con canali strutturati. Per un gestionale o uno studio che smista fatture per conto terzi, il salto da 100 a 300 codici gestibili significa poter accentrare su un solo canale tecnico l’invio di un numero di clienti fino a tre volte maggiore rispetto a prima, senza dover distribuire l’attivazione su più soggetti intermediari per aggirare il tetto precedente.
Codice destinatario o PEC: come si sceglie in pratica?
Il codice destinatario a 7 caratteri va inserito nel campo dedicato del software di fatturazione quando il cliente ne ha attivato uno tramite il proprio gestionale o intermediario; se non lo ha, si usa la PEC. Esiste anche un caso specifico gestito con un codice fisso, “0000000” seguito da 7 zeri: si applica ai consumatori finali, ai soggetti in regime forfettario e ai piccoli produttori agricoli, categorie per cui la fattura resta comunque consultabile nell’area riservata del portale, anche senza consegna automatica. Sapere quale dei tre casi si applica a ciascun cliente, prima di configurare il software, evita l’errore più comune: fatture emesse correttamente ma mai recapitate a un destinatario che in realtà andava gestito con la PEC o con il codice generico.
Dove si trova il proprio codice destinatario?
Il codice si trova all’interno del software di fatturazione elettronica in uso, nella documentazione fornita dal proprio provider, oppure direttamente nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate, sezione “Registrazione dell’indirizzo telematico”. Un cliente che cambia gestionale o intermediario, in molti casi, cambia anche codice destinatario: comunicarlo ai propri fornitori resta un passaggio manuale che nessun aggiornamento normativo automatizza.
Chi guadagna e chi rischia nel passaggio alle nuove soglie?
I fornitori di software e gli intermediari strutturati guadagnano margine operativo: possono accentrare più clienti su un’unica configurazione tecnica invece di duplicare canali. Il rischio ricade su chi non aggiorna la propria anagrafica clienti in base al canale giusto: una PMI che presume di essere raggiungibile via codice destinatario, mentre il fornitore le ha attivato solo la PEC, scopre il problema quando una fattura non arriva e il pagamento slitta. Verificare con il proprio commercialista o provider quale canale è attivo per ogni cliente, prima che scada il primo termine di pagamento collegato a una fattura, costa una email e previene la controversia sul ritardo.
Vai più a fondo
- Agenzia delle Entrate, specifiche tecniche versione 1.9.1 utilizzabili dal 15 maggio 2026 · testo ufficiale e allegati tecnici
- Fiscozen, codice destinatario 0000000: cos’è e quando si usa · casi d’uso del codice generico
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