ANALISI
Migrare il gestionale in cloud: la decisione che le PMI stanno rimandando da troppo
Server di dieci anni, gestionali personalizzati da fornitori spariti, backup mai testati: la fotografia ricorrente dell'IT nelle PMI italiane, e il percorso realistico per uscirne.
Redazione · 24 luglio 2026
C’è un pattern che chiunque lavori con l’IT delle PMI italiane riconosce al volo: il server in azienda che ha superato i dieci anni, il gestionale personalizzato negli anni da un fornitore che nel frattempo ha chiuso o è stato acquisito, i backup che nessuno ha mai provato a ripristinare. Funziona tutto, finché funziona.
Perché si rimanda
La migrazione in cloud non si rimanda per ignoranza: si rimanda perché il costo è visibile e il rischio è invisibile. Il preventivo della migrazione arriva sulla scrivania; il costo del fermo produzione dopo un guasto o un ransomware no, finché non accade. E le personalizzazioni accumulate negli anni fanno temere, spesso a ragione, che “in cloud non si potrà più fare come facciamo noi”.
Il percorso realistico
- Inventario prima di tutto. Quali funzioni del gestionale vengono usate davvero, da chi, per cosa. Nella maggior parte dei casi la personalizzazione temuta copre processi che nel frattempo sono cambiati.
- Migrazione a tappe, non big bang. Prima le funzioni a basso rischio (documentale, CRM, note spese), poi il cuore amministrativo, per ultimo il ciclo produttivo. Ogni tappa costruisce fiducia interna.
- Il contratto conta più della demo. Proprietà dei dati, formato di esportazione, costi di uscita: le domande da fare al fornitore cloud riguardano il giorno in cui vorrai lasciarlo.
La domanda giusta per il titolare
Non è “quanto costa migrare”, ma “quanto costa un fermo di tre giorni”. Chi risponde alla seconda domanda con un numero, di solito, la migrazione la mette in agenda.
Questa testata seguirà il tema con casi concreti e confronti tra soluzioni, con un’attenzione particolare al ricambio in corso nel mercato italiano dei gestionali.