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Produzione e trasformazione agroalimentare: normative, filiere, export.

DATI

Quante sono le aziende alimentari in Italia: mappa per regione

Il database camerale di Edizioni B2B conta 20.645 società attive nella produzione di alimenti e bevande. La prima regione non è la Lombardia, e due aziende su tre hanno meno di dieci dipendenti.

Redazione · 19 febbraio 2026

Fotografia editoriale della scena descritta nell articolo

Le società attive nella produzione di alimenti e bevande in Italia sono 20.645: 18.200 nell’alimentare e 2.445 nelle bevande. È il conteggio del database camerale di Edizioni B2B, estratto a febbraio 2026 dai registri delle Camere di Commercio su una base di quasi 1,5 milioni di imprese attive. La prima regione per numero di produttori non è la Lombardia: è la Campania.

Questo è il primo articolo della serie “I numeri della filiera”: ogni dato che leggete è calcolato sui registri camerali, non ripreso da comunicati.

Dove sono i produttori, regione per regione

La mappa smentisce l’immagine di un food concentrato nel Nord industriale. La Campania guida con 2.865 società attive nei codici ATECO 10 e 11, secondo il database camerale di Edizioni B2B. Seguono Lombardia con 2.160, Sicilia con 2.150, Puglia con 1.941, Lazio con 1.807 ed Emilia-Romagna con 1.742. Poi Veneto (1.290), Piemonte (1.074) e Toscana (964).

Sommando le regioni del Mezzogiorno nello stesso conteggio camerale si arriva a 9.658 società: quasi una su due. Il Nord, tutto insieme, si ferma a 7.222, cioè circa il 35 per cento del totale.

A livello provinciale il quadro del database camerale è ancora più netto. Roma è la prima provincia con 1.174 società, Napoli seconda con 1.091. Bari (770), Milano (746) e Salerno (745) si giocano il terzo posto su numeri quasi identici. Parma, capitale simbolica della food valley, conta 519 società: meno della metà di Napoli.

Attenzione alla lettura: numero di imprese e valore prodotto sono due cose diverse. L’Emilia-Romagna ha meno società della Sicilia, ma concentra molti dei grandi stabilimenti. La densità di imprese racconta dove si produce, non quanto si fattura.

Quanto sono grandi davvero queste aziende

Qui sta il punto che i numeri aggregati di settore non mostrano. Delle 17.690 società per cui il registro camerale riporta il dato addetti, 11.449 hanno meno di dieci dipendenti: il 64,7 per cento. Altre 4.997 stanno tra 10 e 49 addetti. Solo 1.077 superano i 50 dipendenti e appena 167 vanno oltre i 250.

Il confronto con la rappresentanza di categoria aiuta a capire la distanza. Federalimentare dichiara di rappresentare 6.850 aziende con più di nove addetti, in un settore che nelle sue stime 2023 vale 197 miliardi di euro di fatturato, 470.000 addetti e 56,8 miliardi di export. Nel nostro database camerale le società con almeno dieci dipendenti sono 6.241: un ordine di grandezza coerente. Significa che il perimetro raccontato dalle associazioni copre bene la fascia strutturata, ma lascia fuori i due terzi del tessuto: migliaia di micro società che producono, vendono e comprano ogni giorno.

Per chi opera nella filiera la conseguenza è concreta: il “settore alimentare” di cui parlano i report è in larga parte un settore di micro imprese, con processi d’acquisto corti, decisori unici e budget limitati.

Cosa producono: i comparti in numeri

Un terzo abbondante delle società attive del conteggio camerale lavora in un solo comparto: il codice ATECO 10.7, cioè panetteria, pasticceria industriale, pasta e prodotti farinacei, con 7.005 società. Seguono gli altri prodotti alimentari (10.8, che include caffè, condimenti e piatti pronti) con 2.483, le bevande (11.0) con 2.445, la lavorazione delle carni (10.1) con 2.332 e il lattiero-caseario (10.5) con 2.041. Frutta e ortaggi trasformati (10.3) contano 1.590 società, oli e grassi (10.4) 1.171.

Anche qui la geografia conta: il comparto oli, per esempio, spiega parte del peso di Puglia e Sicilia nella mappa, mentre il lattiero-caseario pesa su province come Parma e Salerno per ragioni opposte, grandi gruppi da una parte e caseifici diffusi dall’altra.

Perché ti riguarda

Se vendi alla filiera alimentare (macchine, packaging, servizi, certificazioni, software): il mercato non è dove lo cercano tutti. Metà dei produttori sta nel Mezzogiorno, e la stragrande maggioranza è micro. Un’offerta tarata sul mid-market emiliano incontra una platea ristretta, non l’intero settore. Il tema è lo stesso che abbiamo visto sul versante industriale in i numeri della fabbrica: senza una mappa reale del tessuto produttivo, le decisioni commerciali si prendono su stereotipi.

Se compri nella filiera (semilavorati, ingredienti, co-packing): la frammentazione è un’opportunità di sourcing. Esistono migliaia di produttori piccoli fuori dai circuiti fieristici, concentrati in province che raramente entrano nei radar degli uffici acquisti del Nord.

Se produci: sapere quanti concorrenti diretti esistono nel tuo comparto e nella tua provincia è il primo dato per capire il tuo potere negoziale verso la GDO e verso i fornitori.

Cosa non dice questa mappa

Il conteggio fotografa le società iscritte ai registri camerali, non il loro peso economico. Per capire quali regioni trasformano la densità produttiva in valore serve incrociare questi numeri con i dati di commercio estero ISTAT, che pubblicano l’export per regione e comparto merceologico. È il prossimo passo della serie: la mappa dell’export food, provincia per provincia, incrociata con la base produttiva che avete letto qui.

Metodologia

I dati provengono dal database camerale di Edizioni B2B, costruito sui registri delle Camere di Commercio (fonte InfoCamere) e aggiornato a febbraio 2026. Il perimetro comprende le società di capitali e cooperative con stato attività “attiva”: restano quindi escluse le ditte individuali e le società di persone, molto numerose nell’artigianato alimentare. Il totale nazionale delle unità produttive food, contando anche queste forme giuridiche, è perciò più alto. I codici considerati sono le divisioni ATECO 10 (industrie alimentari) e 11 (industria delle bevande). Il dato addetti è disponibile per 17.690 società su 20.645; le percentuali dimensionali sono calcolate su questa base. Per 223 società la provincia non è attribuibile a una regione.

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