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Fattura differita, 15 giorni di margine se il DDT è in regola

La fattura differita si emette entro il 15 del mese successivo alla consegna, non entro 12 giorni come quella immediata, ma vale solo con un DDT o una documentazione idonea a provare l'operazione. Codici TD24 e TD25, requisiti e casi in cui conviene davvero.

Redazione Software B2B · 27 agosto 2026

Scrivania di ufficio magazzino con laptop chiuso e finestra sulle baie di carico

La fattura differita si emette entro il 15 del mese successivo alla consegna, non entro 12 giorni come quella immediata. Vale solo se esiste un documento di trasporto o una prova equivalente dell’operazione, non per scelta libera di chi vende.

Perché ti riguarda

Chi vende a un cliente ricorrente, con consegne più volte al mese, perde tempo prezioso se emette una fattura elettronica a ogni spedizione. La differita permette di raggruppare tutte le consegne di un mese verso lo stesso cliente in un unico documento, con un solo invio al Sistema di Interscambio invece di dieci o venti. Il vantaggio amministrativo è reale, ma si paga con un adempimento in più a monte: senza un DDT regolare per ogni consegna, il fisco può contestare l’intera fattura differita, non solo il ritardo sull’ultima riga.

Quando si può usare, davvero?

L’articolo 21, comma 4, del DPR 633/1972 ammette la fattura differita in due casi distinti. Il primo, alla lettera a), riguarda le cessioni di beni la cui consegna risulta da un documento di trasporto o da un documento equivalente, e le prestazioni di servizi individuabili attraverso una documentazione idonea, effettuate nello stesso mese solare verso lo stesso soggetto (TheCalcoloIVA, guida al codice TD24). Il secondo, alla lettera b), riguarda le operazioni triangolari interne, quando un bene passa dal fornitore al destinatario finale per conto dell’acquirente intermedio (Fisco e Tasse, guida ai codici TD24 e TD25). Il primo caso usa il codice natura TD24, il secondo il TD25: nella pratica di una PMI che vende a listino a clienti abituali, quasi sempre è il TD24 a comparire in fattura.

Fino a quando si può emettere?

Il termine è il giorno 15 del mese successivo a quello in cui sono state effettuate le operazioni, contro i 12 giorni dalla data di effettuazione previsti per la fattura immediata (Agenda Digitale, fatture differite: qual è il termine per l’emissione). Una consegna del 3 di un mese e una del 27 dello stesso mese, verso lo stesso cliente, possono confluire in un’unica fattura datata entro il 15 del mese dopo, con l’obbligo di riportare in fattura gli estremi di ciascun documento di trasporto che giustifica le singole righe. Il termine più lungo non è un favore concesso a chi vende: è la contropartita del maggiore rischio di errore che comporta accorpare più consegne in un solo documento fiscale.

E per chi vende servizi, non beni?

Qui la norma è più delicata, perché non esiste un documento di trasporto per una prestazione. La legge chiede una “documentazione idonea” a individuare l’operazione: un contratto, un ordine, un rapportino di intervento firmato, oppure una fattura proforma con i requisiti riconosciuti dall’Agenzia delle Entrate con la risposta a interpello n. 8 del 21 gennaio 2020 (Fiscomania, fattura differita beni e servizi). Più studi di consulenza fiscale segnalano lo stesso rischio pratico: molte aziende di servizi usano la differita senza avere alle spalle nessun documento datato e riconoscibile, e scoprono il problema solo in sede di verifica, quando la data di effettuazione dell’operazione diventa impossibile da dimostrare con certezza (Studio Marin, attenzione alla fattura differita nelle prestazioni di servizi). Chi fattura servizi in differita dovrebbe quindi trattare la prova documentale come parte del processo di vendita, non come un dettaglio da recuperare a fine mese quando arriva il momento di fatturare.

Cosa succede se il termine slitta oltre il 15?

Una fattura differita emessa dopo il 15 del mese successivo è a tutti gli effetti una fattura tardiva, con le stesse conseguenze di una fattura immediata emessa oltre i 12 giorni: sanzione amministrativa collegata all’imposta non tempestivamente documentata, riducibile con il ravvedimento operoso in proporzione ai giorni di ritardo. Il meccanismo sanzionatorio e le fasce di riduzione sono le stesse per tutte le fatture tardive, differite o immediate, e sono già state trattate nel dettaglio in un altro pezzo di questa testata (Fattura elettronica in ritardo: le sanzioni e come funziona il ravvedimento). La differenza pratica è che un errore sulla differita coinvolge in un colpo solo tutte le consegne del mese accorpate in quella fattura, non una singola operazione.

Domande frequenti

Il DDT deve essere elettronico per usare la fattura differita? No, un documento di trasporto cartaceo è ancora valido: la norma chiede che la consegna risulti da un documento di trasporto o da un documento equivalente, senza imporne il formato digitale.

Posso raggruppare in un’unica fattura differita consegne verso clienti diversi? No, la fattura differita riguarda le operazioni verso lo stesso soggetto nello stesso mese solare: un cliente, una fattura, tutte le consegne di quel mese.

Cosa cambia tra fattura differita e fattura proforma? Sono strumenti diversi per esigenze diverse: la proforma anticipa un documento senza valore fiscale prima dell’incasso, la differita posticipa la fattura fiscale vera dopo la consegna, entro un termine preciso e con obbligo di riferimento ai documenti di trasporto (La fattura proforma: perché non ha valore fiscale, e quando ti serve comunque).

Un gestionale può generare da solo la fattura differita a fine mese? Sì, la maggior parte dei software di fatturazione permette di collegare più DDT allo stesso cliente e generare in automatico la fattura differita entro la scadenza, purché i DDT siano stati registrati singolarmente durante il mese.

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