DATI
Software house in Italia: la mappa provincia per provincia
Dal database camerale di Edizioni B2B la consistenza reale del settore software italiano: 31.446 società di capitali attive con codice ATECO 62, dove si concentrano e quanto sono piccole davvero.
Redazione · 12 marzo 2026
Le imprese italiane del software costituite in forma di società di capitali e attive sono 31.446. Il dato viene dal database camerale di Edizioni B2B e copre i codici ATECO 62: sviluppo software, consulenza informatica, altri servizi IT. Una su tre sta in due sole province: Milano e Roma.
Come abbiamo contato
Il perimetro è dichiarato, perché su questo numero circolano stime di ogni tipo e quasi mai il metodo. Abbiamo estratto dal nostro database camerale, aggiornato a inizio 2026 su fonte InfoCamere, tutte le imprese con codice ATECO primario della divisione 62 in stato attivo. Il conteggio include solo società di capitali: srl, srl semplificate, spa, cooperative. Restano fuori ditte individuali e liberi professionisti con partita IVA, che nel software sono moltissimi. Il totale delle partite IVA che scrivono codice in Italia è quindi più alto: qui misuriamo la parte strutturata dell’offerta, quella con un bilancio depositato, che assume, fattura a più clienti e resta sul mercato anche se il fondatore cambia vita.
Dentro il perimetro, la ripartizione per attività: 17.223 imprese di produzione di software (codice 62.01), 8.093 di consulenza nel settore informatico (62.02), 5.081 di altri servizi IT (62.09), più un residuo di codici generici e di gestione impianti. Più della metà del settore, in altre parole, dichiara come attività primaria lo sviluppo di software.
La demografia ufficiale del comparto si segue trimestre per trimestre con Movimprese di InfoCamere, che pubblica iscrizioni e cessazioni per settore ma non la fotografia per provincia e classe dimensionale con questa granularità. È il motivo per cui la pubblichiamo noi, con lo stesso metodo già usato per la mappa delle aziende alimentari italiane.
Dove si concentrano le software house
Le prime dieci province per numero di società attive, dal nostro database:
- Milano: 5.615
- Roma: 4.815
- Torino: 1.495
- Napoli: 1.337
- Bologna: 734
- Brescia: 639
- Bari: 633
- Padova: 601
- Firenze: 569
- Monza e Brianza: 502
Le prime cinque province valgono il 44,5% del totale nazionale. Le prime dieci arrivano al 53,9%: più di una software house su due sta in dieci province.
A livello regionale la Lombardia guida con 8.393 imprese, il 26,7% del totale. Seguono il Lazio con 5.342 (17%) e il Veneto con 2.319. Le prime tre regioni concentrano il 51,1% dell’offerta. Il Mezzogiorno e le isole, tutti insieme, pesano il 21%: 6.596 società, con Napoli e Bari entrambe in top ten. All’estremo opposto, in undici province si contano meno di trenta software house attive in forma societaria.
Il software è più centralizzato della manifattura
Il confronto con gli altri settori che mappiamo rende l’idea. Nella meccanica conto terzi la prima provincia è Brescia e la classifica segue i distretti produttivi. Nel software la geografia è un’altra: comanda la coppia Milano e Roma, che da sola fa il 33,2% del settore, e il resto si distribuisce attorno alle grandi aree urbane e universitarie. L’offerta di software segue le sedi dei clienti direzionali e i bacini di laureati, non le filiere industriali.
Per una PMI manifatturiera di provincia questo ha una conseguenza pratica: il fornitore di software specializzato nel suo verticale spesso non è sotto casa. È a Milano, a Bologna, a Padova. La vicinanza fisica, che nella subfornitura meccanica è un criterio di selezione sensato, nel software lo è sempre meno: l’assistenza è ormai remota e la competenza verticale conta più del chilometraggio.
Quanto è grande una software house italiana
La dimensione tipica è minuscola, e la media inganna. Sulle 22.074 imprese per cui il registro riporta gli addetti, la media è di 15,6 dipendenti ma la mediana è 2: metà delle software house italiane ha al massimo due dipendenti. Il 79,6% sta sotto i 10 addetti, il 15,8% tra 10 e 49. Le imprese con almeno 50 dipendenti sono 1.020 in tutta Italia, e solo 166 superano i 250. Il fatturato mediano resta sotto i 250.000 euro.
Il settore che digitalizza le imprese italiane è quindi fatto, in larghissima parte, di microimprese. Non è un difetto in sé: è la struttura tipica di un mercato di nicchie verticali, dove una squadra di cinque persone può presidiare bene il gestionale per un solo comparto. Ma è un dato che chi compra software deve conoscere prima di firmare.
Cosa significa per chi il software lo compra
Perché ti riguarda: la struttura dell’offerta determina prezzi, qualità dell’assistenza e rischio di dipendenza dal fornitore.
- Prezzi: nelle province dense l’offerta è ampia e confrontabile, e chiedere tre preventivi è questione di giorni. Nelle province con poche decine di operatori il confronto locale quasi non esiste: il prezzo va verificato contro fornitori di altre province, non contro il vicino di capannone.
- Assistenza: un fornitore con due addetti dà spesso un servizio eccellente finché le persone sono quelle. La domanda da fare non è “quanto costa il canone” ma “chi mi risponde se il vostro tecnico di riferimento se ne va”.
- Dipendenza: con una mediana di due dipendenti, il rischio più concreto per una PMI non è il fallimento del fornitore ma la sua evaporazione: pensionamento del titolare, cessione, semplice abbandono del prodotto. Prima di adottare un gestionale conviene chiedere per iscritto chi possiede il codice sorgente, dove stanno i dati e come si esce dal contratto. Se il fornitore è tra le 1.020 imprese sopra i 50 dipendenti il rischio cambia natura, ma non sparisce: si sposta sulle politiche di listino.
La consistenza delle imprese va poi letta insieme ai flussi: un settore può contare molte società attive e comunque perderne più di quante ne nascono. Il saldo tra iscrizioni e cessazioni del Registro imprese lo abbiamo commentato in Movimprese: il saldo 2025 letto da un titolare di PMI.
Vai più a fondo
I numeri di questo articolo sono un’elaborazione originale di Edizioni B2B su dati camerali InfoCamere, perimetro ATECO divisione 62, società di capitali in stato attivo. Sul fronte della domanda, cioè quante imprese italiane usano cloud, gestionali e servizi IT, la fonte ufficiale è la rilevazione annuale Imprese e ICT dell’ISTAT, che fotografa l’adozione delle tecnologie ma non la demografia dei fornitori. Nelle prossime uscite dell’osservatorio camerale incroceremo i due lati: quante imprese clienti ci sono per ogni software house, provincia per provincia, per capire dove l’offerta è satura e dove manca.