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Imposta di bollo fattura elettronica: quando si paga, scadenze 2026

Due euro a fattura sopra i 77,47 euro, ma solo se l'operazione è esente o esclusa da IVA: la regola sembra semplice finché non arriva la prima scadenza trimestrale e il gestionale chiede una cifra diversa da quella attesa.

Redazione Software B2B · 7 agosto 2026

Scrivania d'ufficio con laptop chiuso e tazzina di caffè nella luce del mattino

Due euro per ogni fattura elettronica che documenta un’operazione esente, esclusa o non soggetta a IVA, sopra i 77,47 euro di importo: è la regola dell’imposta di bollo, invariata da anni ma applicata male più spesso di quanto sembri, perché la maggior parte dei gestionali la calcola in automatico e chi emette la fattura smette di controllarla. Il problema arriva al momento del versamento trimestrale, quando la cifra proposta dal software non coincide con quella attesa e nessuno in azienda sa più dire perché.

Perché ti riguarda

Se fatturi prestazioni sanitarie, operazioni in regime forfettario oltre certe soglie, cessioni intracomunitarie o altre operazioni fuori campo IVA, l’imposta di bollo non è un dettaglio contabile: è un adempimento con scadenza fissa, sanzionato se saltato, e con una soglia di cumulo che confonde chi la legge una volta sola. Il rischio pratico più frequente è duplice. Da un lato, chi paga ogni trimestre a prescindere versa prima del dovuto quando l’importo cumulato è sotto soglia, immobilizzando cassa senza motivo. Dall’altro, chi rimanda il pagamento oltre la scadenza corretta perché ha confuso la soglia di un trimestre con quella cumulata rischia la sanzione, anche su un imposta che vale pochi euro a fattura.

In numeri, secondo le fonti fiscali che seguono la scadenza ogni trimestre:

Quali fatture scattano l’obbligo di bollo e quali no?

La regola generale è che l’imposta di bollo si applica solo alle fatture, o alle porzioni di fattura, che non generano IVA: operazioni esenti come le prestazioni sanitarie o didattiche, operazioni escluse come alcuni rimborsi spese documentati, operazioni fuori campo IVA per mancanza del presupposto territoriale, e le fatture emesse dai contribuenti in regime forfettario, che non addebitano IVA in fattura per definizione del regime. Una fattura mista, con una riga soggetta a IVA e una esente, sconta il bollo solo se la parte esente supera da sola la soglia dei 77,47 euro: il calcolo va fatto riga per riga, non sul totale del documento, un dettaglio che diversi gestionali gestiscono in automatico ma che vale la pena controllare almeno una volta sul proprio software.

Come funziona davvero la soglia dei 5.000 euro?

Qui si annida l’errore più comune. La soglia non libera dal pagamento: sposta solo la scadenza. Se l’imposta dovuta per le fatture del primo trimestre resta sotto i 5.000 euro, l’azienda può scegliere di versarla insieme a quella del secondo trimestre, entro la scadenza di settembre, invece di versarla separatamente a giugno. Chi supera la soglia in un singolo trimestre, invece, deve versare entro la scadenza ordinaria di quel trimestre, senza possibilità di rinvio. Le aziende che emettono poche fatture esenti all’anno, penso a uno studio professionale con qualche prestazione fuori campo IVA occasionale, restano quasi sempre sotto soglia e finiscono per versare una sola volta l’anno, cumulando tutti i trimestri fino a quando serve.

Cosa controllare nel proprio gestionale prima della prossima scadenza?

La Agenzia delle Entrate calcola l’importo dovuto in automatico sul portale Fatture e Corrispettivi, a partire dai dati delle fatture elettroniche trasmesse tramite il Sistema di Interscambio, e lo rende disponibile in un cassetto dedicato prima di ogni scadenza. Il primo controllo utile è confrontare quella cifra con quella calcolata dal proprio gestionale: se non coincidono, quasi sempre la causa è una fattura con l’aliquota o la natura IVA impostata male, che il software ha marcato come imponibile quando in realtà era esente, o viceversa. Il secondo controllo riguarda le fatture verso l’estero e le operazioni intracomunitarie, dove le regole di applicazione del bollo cambiano rispetto alle operazioni interne e generano gli errori più frequenti nei gestionali configurati senza personalizzazione. Verificare la cifra proposta dall’Agenzia, invece di limitarsi a pagare quella suggerita dal software, resta il modo più semplice per non scoprire una discrepanza solo dopo aver già versato.

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