NORMATIVA
Forfettari, fattura elettronica obbligatoria senza soglia dal 2024
Dal 1° gennaio 2024 l'obbligo di fattura elettronica vale per tutti i contribuenti forfettari, senza eccezioni legate al fatturato: la vecchia soglia dei 25.000 euro non esiste più. Chi fattura ancora su carta o PDF rischia una sanzione da 250 a 2.000 euro a documento.
Redazione Software B2B · 10 settembre 2026
Dal 1° gennaio 2024 tutti i forfettari devono emettere fattura elettronica, senza eccezioni di fatturato: la soglia dei 25.000 euro non esiste più.
Perché ti riguarda
Fatturare su carta o con un semplice PDF non è più un’opzione per chi ha partita IVA in regime forfettario, qualunque sia il fatturato dichiarato l’anno prima. La conseguenza pratica riguarda tre soggetti insieme: il forfettario, che deve dotarsi di un software o di un intermediario per trasmettere le fatture in XML allo SdI; il cliente che riceve quella fattura, tenuto a verificarne la regolarità formale prima di registrarla in contabilità; il commercialista che segue più forfettari, che deve aver aggiornato tutti gli assistiti entro la stessa data, non solo i più grandi. Una fattura ancora emessa in Word o PDF dopo la scadenza, anche se il contenuto e l’importo sono corretti, espone comunque alla sanzione per violazione dell’obbligo di fatturazione elettronica.
Da quando vale l’obbligo, e per chi?
La norma di riferimento è l’articolo 18 del decreto-legge 36/2022, il decreto PNRR 2, che ha abolito in due tappe l’esonero di cui godevano i forfettari. Il primo passaggio scatta dal 1° luglio 2022: chi nell’anno precedente aveva superato 25.000 euro di ricavi o compensi, ragguagliati ad anno, doveva già emettere fattura elettronica verso il Sistema di Interscambio. Il secondo passaggio, quello che chiude davvero la partita, arriva dal 1° gennaio 2024: da quella data l’obbligo si estende a tutti i restanti forfettari, compresi quelli sotto i 25.000 euro, i contribuenti nel regime di vantaggio e le associazioni sportive dilettantistiche che hanno esercitato l’opzione specifica. Da quel momento la soglia che per un anno e mezzo aveva diviso i forfettari in due categorie smette di contare: conta solo la data dell’operazione, non più il fatturato dell’anno precedente.
Cosa cambia davvero per chi emette la fattura?
Per il forfettario, l’obbligo si traduce in tre strade praticabili: usare il portale gratuito Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate, affidarsi a un software di fatturazione a pagamento, oppure delegare l’emissione al commercialista tramite intermediario abilitato. Il regime fiscale non cambia: resta l’imposta sostitutiva forfettaria sul reddito, l’esenzione IVA sulle fatture emesse verso i clienti e l’assenza di ritenuta d’acconto quando il cliente è un privato. A cambiare è solo il formato del documento, che passa dal PDF o dalla carta al tracciato XML trasmesso tramite lo SdI, con la marca da bollo digitale di 2 euro dovuta quando l’importo supera 77,47 euro su una fattura non soggetta a IVA, come sono di norma quelle dei forfettari.
Quanto costa sbagliare?
Chi continua a emettere fatture fuori formato dopo la scadenza rischia la sanzione dell’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 471/1997: da 250 a 2.000 euro per ogni violazione, quando l’imposta risulta comunque liquidata correttamente. È una sanzione diversa da quella per la fattura elettronica inviata in ritardo, che segue un’altra regola: fino al 70% dell’imposta dovuta, minimo 300 euro. Le due non si escludono a vicenda: un forfettario che nel 2026 fattura ancora su carta e lo fa pure in ritardo può vedersi contestare entrambe le violazioni sulla stessa operazione, con un aggravio che su poche fatture dimenticate supera in fretta il margine dell’incarico. Con più fatture fuori formato nello stesso periodo, l’importo non si somma linearmente fattura per fattura: si applica il cumulo giuridico dell’articolo 12 del decreto legislativo 472/1997, che parte dalla sanzione più grave e la aumenta da un quarto al doppio, invece di moltiplicarla per ogni documento contestato. Il rischio resta comunque concreto per chi rimanda l’adeguamento: più tempo passa, più fatture si accumulano fuori norma, più cresce la base su cui quell’aumento si calcola.
Le domande più frequenti
Un forfettario che ha aperto la partita IVA nel 2026 è comunque obbligato? Sì. L’obbligo vale per data dell’operazione, non per anzianità della partita IVA: chi apre oggi emette fattura elettronica dal primo giorno di attività, senza periodo di tolleranza legato al fatturato.
Un forfettario può ancora emettere fattura in PDF verso un altro forfettario o un privato? No, dal 1° gennaio 2024 il formato XML tramite SdI è obbligatorio verso qualunque destinatario, incluso il consumatore finale: cambia solo il canale di recapito, non l’obbligo del formato.
Vai più a fondo
Le regole sull’obbligo per i forfettari sono spiegate nelle FAQ ufficiali dell’Agenzia delle Entrate sulla fatturazione elettronica, che dettaglia la transizione dal luglio 2022 al gennaio 2024. Verifica incrociata via ricerca web su più fonti professionali indipendenti (tra cui Agenda Digitale, Informazione Fiscale, Fiscomania), perché il download diretto della pagina era bloccato dalla policy di rete di questo run.
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