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Fattura semplificata: il limite di 400 euro e quando conviene usarla

La fattura elettronica semplificata, codice TD07, non può superare i 400 euro IVA inclusa (art. 21-bis DPR 633/72, soglia alzata da 100 a 400 euro con il decreto MEF del 10 maggio 2019). Ha la stessa validità fiscale della fattura ordinaria ma richiede meno dati: ecco quando il gestionale deve usarla e quando no.

Redazione Software B2B · 9 ottobre 2026

La fattura elettronica semplificata, codice XML TD07, non può superare i 400 euro IVA inclusa per operazione: lo stabilisce l’articolo 21-bis del DPR 633/1972, con la soglia alzata da 100 a 400 euro dal decreto del Ministero dell’Economia del 10 maggio 2019. Sotto quella cifra ha la stessa validità fiscale di una fattura ordinaria, ma richiede meno dati da compilare.

Perché ti riguarda

Un gestionale che continua a generare fatture ordinarie TD01 per ogni scontrino di basso importo fa perdere tempo a chi la emette e aumenta il rischio di errori sui dati del cliente, l’indirizzo, la partita IVA scritta a mano, lo scorporo dell’IVA calcolato a parte. Chi vende a bar, parrucchieri, artigiani, negozi o piccoli studi professionali, e lavora spesso sotto i 400 euro a operazione, ha un documento fiscale alternativo pensato apposta per questi casi, se il software di fatturazione lo supporta davvero.

Cos’è la fattura semplificata e quando si può usare?

La fattura semplificata nasce con il decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 151, per recepire la direttiva UE 2010/45, e l’articolo 21-bis del DPR 633/1972 ne fissa il tetto in 400 euro IVA inclusa per singola operazione. Sopra quella soglia il documento non è ammesso: serve la fattura ordinaria, codice TD01. Il codice XML della semplificata trasmesso al Sistema di Interscambio è TD07; le relative note di variazione usano TD08 per la nota di credito semplificata e TD09 per la nota di debito semplificata, distinti dai codici TD04 e TD05 della fattura ordinaria.

Cosa cambia davvero rispetto alla fattura ordinaria?

Tre semplificazioni concrete. Primo, il cliente si identifica con la sola partita IVA o il solo codice fiscale, senza bisogno di nome, cognome e indirizzo completo. Secondo, l’importo si può indicare come totale comprensivo di IVA, senza l’obbligo di scorporare imponibile e imposta riga per riga. Terzo, la descrizione dell’operazione può restare generica, mentre sulla fattura ordinaria deve essere specifica. Nessuna di queste tre semplificazioni riduce il valore fiscale del documento: entro i 400 euro, il cliente con partita IVA la detrae e la deduce esattamente come farebbe con una fattura ordinaria.

Il gestionale genera davvero TD07 senza errori?

Non tutti i software di fatturazione gestiscono la transizione da una modalità all’altra in modo trasparente per chi li usa. Prima di cambiare flusso su un volume alto di documenti, vale la pena controllare tre cose nel proprio gestionale: che generi il tracciato TD07 e non un TD01 con pochi campi vuoti, perché il Sistema di Interscambio li tratta come due tipi di documento diversi; che calcoli da solo il tetto dei 400 euro, segnalando l’operazione che lo supera prima dell’invio, invece di lasciare passare un errore che lo SdI può scartare, come già succede per altri errori di trasmissione raccontati in questo approfondimento sugli scarti SdI; che registri correttamente l’IVA non scorporata nei registri contabili, evitando differenze in chiusura di liquidazione. Un gestionale che supporta solo la fattura ordinaria costringe a scorporare comunque l’IVA anche sotto i 400 euro, annullando il vantaggio pratico della semplificata.

Quando conviene, e quando è meglio restare sulla fattura ordinaria?

Conviene per chi emette molti documenti di importo basso e ripetitivo: bar, ristoranti, parrucchieri, idraulici, elettricisti, piccoli negozi, artigiani che fatturano interventi singoli. In questi casi la semplificata riduce il tempo di compilazione e gli errori sui dati anagrafici del cliente occasionale. Non conviene, o non è ammessa, quando l’operazione supera i 400 euro IVA inclusa, quando il cliente chiede esplicitamente lo scorporo di imponibile e IVA per la propria contabilità, o quando un’azienda preferisce un solo formato di fattura per tutti i clienti per non complicare i registri. Chi emette anche fatture differite per consegne multiple nello stesso mese, come spiegato nell’articolo sul termine TD24, deve inoltre ricordare che la semplificata e la differita restano due regimi distinti, con regole di emissione proprie, e non si sommano sullo stesso documento.

Vai più a fondo

Fonti primarie: articolo 21-bis del DPR 633/1972, testo su Normattiva · NT+ Fisco (Il Sole 24 Ore) sulla soglia alzata a 400 euro · QuiFinanza sulla fattura elettronica semplificata (WebFetch e curl diretti bloccati dalla policy di rete in questo run, cifre e codici TD07/TD08/TD09 triangolati su più fonti indipendenti concordanti).

Approfondimenti: Fattura scartata dal SdI: gli errori più comuni e come rimediare in cinque giorni · Fattura differita: come funziona e i termini di emissione del TD24 · Autofattura estera: quando servono i codici TD17, TD18 e TD19.

Tempo di lettura: 4 minuti

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